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Il Pignoletto è il nome del
vitigno autoctono da cui si ottiene questo vino unico,
delizioso ed esclusivo: è giustamente considerato il "Ré dei
Colli Bolognesi". Le normative del Ministero
dell'Agricoltura e Foreste, di cui il Consorzio Vini Colli
Bolognesi è il responsabile legiferante che ne tutela la
qualità e la sincerità, consentono per almeno l'85% le uve
dell'omonimo vitigno, mentre le restanti uve devono
provenire da vitigni a "bacca bianca non aromatici"
autorizzate e prodotte solo nel comprensorio Colli
Bolognesi.
Di questo vitigno particolarissimo non esistono precise e
certe documentazioni scritte, ma riferimenti sapienti e
fondati, tantissimi!! Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis
Historia", scritta nel I secolo d.C., afferma di un vino
chiamato "Pino Lieto" che "non è abba-stanza dolce per
essere buono", e quindi non apprezzato, poiché è noto che
gli antichi romani amavano il vino dolcissimo: da tali
affermazioni si può dedurre che nell'antichità il Pignoletto
era già conosciuto. Il Tanara, nel 1654, col suo trattato
"Economia del Cittadino in Villa", fa precisi riferimenti ad
"Uve Pignole" che sono coltivate nelle colline della
provincia bolognese, anche se è sempre stato caratterizzato
come altro vitigno con ampelografia similare. |