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Trebbiano
Romagnolo, già coltivato dall'antichità, e noto a Plinio il
Vecchio che lo cita nel trattato "Naturalis historia", in
cui è stilata la prima classificazione dei tipi di vitigni
allora esistenti: sono ben ottanta le zone d'elezione e
centottantacinque i vini noti, tra cui il "Trebulanus", che,
nell'arco del tempo, troverà nella Romagna la zona migliore
per produttività e qualità. Altri personaggi degni di nota,
Crescenzi nel 1303,Tassoni nel 1622 e Tanara nel 1654, hanno
citato e descritto il Trebbiano.
La foglia, di media grandezza è pentagonale trilobata, con
seno peziolare a V aperto, verde cupa ed opaca
superiormente, mentre la pagina inferiore è verde con
nervature più chiare; in autunno assume varie sfumature del
giallo. Il grappolo è compatto tendente ad essere
semispargolo, a forma conico piramidale e leggera alatura.
L'acino è di media grandezza, sferico, con buccia verde
giallognola, talvolta lievemente ambrata. Il tralcio legnoso
è poco ramificato, robusto ed elastico a sezione
ellittica. Il germogliamento è a metà aprile, con
maturazione verso la seconda decade di settembre; le uve
sono utilizzate per la sola vinificazione. La coltivazione
collinare su terreni medio argillosi e calcarei, si ha,
nella maggioranza dei casi, con allevamenti a Cordone
Speronato ed a Guyot.
Il vino ha un bel colore giallo paglierino dorato, con
profumo delicato, gradevole e tipico dell'Albana. Al palato
è abboccato, asciutto, caldo, leggermente fruttato nel tipo
fermo, mentre nel frizzante è anche piacevolmente fresco di
acidità.
Da tutto pasto, come aperitivo per antipasti di pesce,
risotti e pastasciutte, salumi, carni bianche e grigliate di
pesce sono valorizzate da questo vino fine e molto
gradevole.
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